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Attacchi di panico

Cosa fare durante un attacco di panico: passi concreti

Quando arriva un attacco di panico, sapere cosa fare fa la differenza. Passi concreti, in ordine, spiegati da chi li ha usati davvero.

15 aprile 20256 min di lettura

Questo articolo è divulgativo e si basa sull'esperienza personale. Non sostituisce la consulenza medica o psicologica. Se i tuoi sintomi sono intensi o persistenti, rivolgiti a un professionista.

Quello che nessuno dice abbastanza chiaramente

"Quando il panico arriva, non devi fermarlo. Devi attraversarlo. Il respiro è la corda." — 365 Respiri, Febbraio

Un attacco di panico è una delle esperienze più spaventose che si possano avere. Non perché sei in pericolo — non lo sei — ma perché il corpo ti sta dicendo, con ogni mezzo a sua disposizione, che il pericolo è reale e imminente.

Cuore che sembra esplodere. Respiro che non arriva. Tremore. Sensazione di perdere il controllo. La certezza — fisica, non un pensiero astratto — di stare morendo o impazzendo.

Questa pagina non è scritta per dirti che "andrà tutto bene". È scritta per dirti cosa puoi fare, passo dopo passo, mentre sta succedendo.

Prima di tutto: sicurezza

Se hai sintomi fisici intensi e non sai se è un attacco di panico o qualcos'altro — dolore al petto, difficoltà respiratorie, perdita di coscienza — chiama il 118 o vai al pronto soccorso. Non devi essere sicuro che sia "solo panico" per chiamare i soccorsi. I medici distinguono. Tu non devi farlo da solo.

Questa pagina è per chi sa già, o sospetta, che si tratti di un attacco di panico.

I passi durante un attacco

Non devi ricordare tutti i passi. Ricorda uno solo: rallenta il respiro.

Se riesci a fare solo una cosa, fai quella. Tutto il resto viene da lì.

Passo 1 — Nota, non combattere

Il primo istinto durante un attacco è combatterlo, bloccarlo, farlo smettere. Questo quasi sempre peggiora le cose: l'ansia che genera l'ansia di avere l'ansia è uno dei circoli più difficili da interrompere.

Prova invece a notare: "Ok. È un attacco di panico. Lo conosco. Non mi ucciderà." Non devi crederci completamente — il cervello in quel momento ha difficoltà a ragionare. Ma nominarlo riduce la sorpresa, e la sorpresa amplifica l'intensità.

Passo 2 — Rallenta l'espirazione

Non "respira profondo" — questo può peggiorare l'iperventilazione. Rallenta l'uscita dell'aria. Espira lentamente, come se stessi soffiando su una candela che non vuoi spegnere del tutto.

Conta: espira per 6-8 secondi. Poi inspira per 4. Poi espira di nuovo per 6-8.

Non devi farlo perfettamente. Anche un tentativo approssimativo di rallentare il respiro aiuta.

Passo 3 — Piedi per terra, letteralmente

Senti il contatto tra i piedi e il pavimento. Togli le scarpe se puoi. Premi i piedi sul suolo e nota la pressione, la temperatura, la consistenza.

"L'ansia ti porta via. Ti solleva da terra. Ti fa volare nella testa. Perdi i piedi. Perdi il corpo. Il grounding ti riporta giù." — 365 Respiri, Febbraio

Questo non è una metafora. È il grounding sensoriale che porta l'attenzione fuori dal cerchio di pensieri e dentro al presente fisico.

Passo 4 — Nomina quello che vedi

Guarda intorno a te e nomina ad alta voce, o nella testa, 5 cose che vedi. Il muro beige. La sedia rossa. La finestra. L'orologio. Il bicchiere.

Poi 4 cose che puoi toccare. Tocca ognuna e nota la sensazione: ruvido, liscio, caldo, freddo.

Non devi fare tutto il ciclo completo. Anche solo il "5 cose che vedo" è spesso sufficiente a interrompere la spirale.

Passo 5 — Aspetta

L'attacco finirà. Sempre. Il corpo non può mantenere quel livello di attivazione a lungo — il cortisolo e l'adrenalina si metabolizzano, il sistema nervoso si abbassa, i sintomi diminuiscono.

La durata tipica di un attacco è tra 5 e 20 minuti. Il picco si raggiunge di solito entro i primi 10.

Aspettare è difficilissimo quando sei dentro. Ma sapere che finirà — e che l'ha già fatto ogni volta — è un'ancora.

Cosa non fare durante un attacco

Non fuggire dalla situazione se puoi evitarlo. So che è contro ogni istinto. Ma l'evitamento rinforza il messaggio che quella situazione fosse pericolosa davvero, e la prossima volta l'ansia sarà più alta.

Non monitorare i sintomi fisici: controllare ripetutamente il battito, toccarsi il petto, cercare conferme che "stai bene" amplifica l'attenzione sui sintomi e mantiene alta l'attivazione.

Non cercare rassicurazioni eccessive: chiamare qualcuno per farsi dire "non stai morendo" funziona per 5 minuti, poi l'ansia torna. È un sollievo che non insegna nulla al sistema nervoso.

Non respirare in un sacchetto: questo consiglio è obsoleto e può essere pericoloso. Non farlo.

Dopo l'attacco

Una volta che i sintomi si riducono, è normale sentirsi esausti, vuoti, "svuotati". È la risposta naturale a un'attivazione intensa. Permettiti di riposare. Bevi qualcosa. Non analizzare immediatamente quello che è successo — il sistema nervoso ha bisogno di tempo per tornare a livelli normali.

Il momento dell'analisi viene dopo, a mente fredda. Non nell'ora successiva all'attacco.

Il problema reale: la paura della paura

"L'ansia vive nel futuro. Non oggi. Domani. La testa proietta film interi. Disastri. Perdite. Scene che non sono ancora accadute." — 365 Respiri, Maggio

Gli attacchi di panico in sé sono gestibili. Il problema più grave — quello che cambia davvero la qualità della vita — è la paura anticipatoria: la paura che il prossimo attacco possa arrivare.

Questa paura porta all'evitamento progressivo: luoghi, situazioni, attività associate agli attacchi vengono eliminati uno per uno. Lo spazio di vita si restringe. La rete di sicurezza si fa sempre più stretta.

Questo meccanismo — la paura della paura — è quello su cui lavora specificamente la terapia cognitivo-comportamentale per gli attacchi di panico, con risultati molto buoni. Non è un percorso infinito: molte persone vedono miglioramenti significativi in pochi mesi di lavoro mirato.

Quando cercare aiuto professionale

Se hai avuto più di un attacco, o se stai iniziando a modificare la tua vita per evitare la possibilità che se ne verifichino altri: parla con uno psicologo o con il tuo medico.

Non "se le cose peggiorano". Adesso.

Non perché non puoi farcela da solo. Ma perché esistono strumenti efficaci per questo problema specifico, e non usarli è come rifiutare un'analgesico per un mal di denti che si potrebbe trattare.


Se sei in un momento di crisi adesso, fai un respiro lento e leggi la sezione Risorse di aiuto in questa pagina.